Il 15 aprile 2023, in Sudan, ha inizio una devastante guerra. Quella mattina, per gli abitanti della capitale Khartoum, non è la sveglia a rompere il silenzio dell’alba, bensì il rumore delle bombe e dei mitragliatori.
La guerra era cominciata.
Sono passati due anni e tutti tacciono. Sul web, i contenuti informativi sulla guerra in Sudan sono pochissimi e molte persone non sono nemmeno a conoscenza di ciò che sta accadendo.
E dunque perché nessuno ne parla? Perché ci si concentra solo su alcune parti del mondo mentre altre sono dimenticate da tutti?
Questo e molto altro nell’articolo che segue.
La guerra in Sudan
In Sudan è in corso la più grande crisi umanitaria del mondo e, secondo le ultime stime, i civili uccisi sarebbero almeno 150.000. E se da un lato stiamo assistendo a una tragedia umanitaria senza precedenti, dall’altro, si deve fare i conti con la peggior crisi di sfollati mai avvenuta prima(10 milioni).
Si confrontano due fazioni militari: da una parte troviamo i governativi del generale Burhan (supportati da: Niger, Ucraina, Turchia, Egitto e Iran), mentre, dall’altra, un gruppo paramilitare (RSF) guidato dal generale Mohamed Hamdan Dagalo (supportati da: Emirati Arabi Uniti, Ciad, Russia, Repubblica Centrafricana e Milizie libiche Bengasi).
Le tensioni tra l’esercito sudanese e l’RSF (Rapid Support Forces) sono diventate sempre più aspre a tal punto da sfociare in una guerra civile. I combattimenti hanno inizialmente coinvolto la capitale Khartoum per poi coinvolgere anche altri Stati.
Il mese scorso la capitale è stata riconquistata dall’esercito sudanese e questa è una vittoria.
Ma è dal Darfur, una delle regioni più povere dell’Africa, che arrivano i racconti più terribili: carestie, stupri di massa, violenze, fosse comuni.
Oxfam ha già annunciato il disastro: la crisi umanitaria e la carestia in atto potrebbero estendersi anche ai Paesi vicini.
Quando si parla di carestia?
Il significato del termine “carestia” lo conosciamo, ma quando viene utilizzato da un esperto? Quali sono i presupposti per considerare un popolo vittima di una carestia? Ma soprattutto, in quale contesto vive un popolo che sta subendo tale condizione?
Gli esperti decretano uno stato di carestia solo dopo aver studiato attentamente i dati in loro possesso. Quindi, si analizzano i fattori ambientali, sociali ed economici. È un calcolo, questo, particolarmente complesso.
Le morti per malnutrizione sono, purtroppo, molto comuni in alcune aree del mondo e non sono sufficienti per stabilire uno stato di carestia.
Quest’ultima avviene quando 1 bambino su 3 è malnutrito e quando ogni 24 ore 2 adulti, oppure, 4 bambini ogni 10.000 mila, muoiono di fame.
Il campo profughi a Zamzam
Il campo profughi situato a Zamzam, in Sudan, oggi, accoglie un numero spaventoso di esseri umani: sono 500.000 mila le persone che vivono al suo interno. Un luogo fatiscente dove le condizioni umane presenti non permettono, nemmeno lontanamente, di vivere con dignità.
A Zamzam, la scorsa estate è stata dichiarata una carestia.
Ciò significa che da mesi, a Zamzam, muoiono di fame 10 adulti o 20 bambini, oppure, 8 adulti e 4 bambini ogni 24 ore. O, ancora, 1 adulto e 18 bambini. Insomma, le composizione potrebbero essere svariate, l’unica certezza che abbiamo è che, laggiù, migliaia di esseri umani stanno morendo di fame, di sete e non dispongono nemmeno delle cure mediche più basilari.
Una situazione che possiamo definire, senza troppi giri di parole, catastrofica: bombe, sovraffollamento, una connessione internet oramai inesistente, gli aiuti umanitari che non riescono a entrare, i continui attacchi contro i medici… e potremmo continuare.
Da mesi i sudanesi di questo campo profughi implorano la comunità internazionale di lanciare pacchi di cibo dagli arei per permettere loro almeno di mangiare.
Anche Medici senza Frontiere, lo scorso febbraio, ha dovuto inevitabilmente abbandonare il campo: rimanere sarebbe diventato troppo pericoloso.
Quei pochi medici e paramedici rimasti a Zamzam sono tutti morti l’11 aprile 2025. Un attacco che ha devastato l’unica piccola clinica rimasta sul posto, gli unici ambulatori che potevano garantire cure mediche agli abitanti del campo.
Un attacco senza precedenti
Circa quindici giorni fa, di notte, i miliziani sono entrati armati a Zamzam sparando tra la gente, persone che non hanno nemmeno la forza di reggersi in piedi.
Il bilancio – ancora non ufficiale – è di almeno 300 morti in un singolo giorno. Un numero spaventoso che non cenna a diminuire, anzi.
I miliziani delle forze di supporto rapido hanno sfondato il perimetro del campo dopo averlo bombardato per ore con l’artiglieria. Un inferno senza precedenti.
Hanno preso di mira la clinica che veniva gestita dai dipendenti locali dell’organizzazione umanitaria Relief International.
Il piccolo ospedale non aveva molti dipendenti, ma quelli che c’erano potevano quantomeno garantire assistenza medica a chiunque ne avesse bisogno.
Tutti loro sono morti a colpi di fucile, compreso il primario.
I superstiti hanno raccontato ciò che i loro occhi hanno visto: mucchi di cadaveri ammassati sui cigli delle strade. Persone che, con molta probabilità, non avranno mai una sepoltura degna di essere chiamata tale.
Khartoum oggi
Khartoum è diventata una città deserta e irriconoscibile rispetto a ciò che era.
Prima dello scoppio della guerra in Sudan, Khartoum era una città piena di vita e le persone che la popolavano erano migliaia.
I negozi sono ormai tutti chiusi e le macchine che costeggiano le strade sono bruciate. Mentre, le case non distrutte sono tutte abbandonate.
Uno scenario da incubo.
Una conferenza a Londra per il Sudan
Nel secondo anniversario dello scoppio della guerra civile in Sudan, a Londra si è tenuta una conferenza internazionale con l’obiettivo di raccogliere fondi per le vittime di guerra, ma anche per sensibilizzare il mondo.
Il Ministro degli Esteri britannico, David Lammy, ha annunciato che la cifra destinata al popolo sudanese ammonterà a 120 milioni di sterline. Questo denaro servirà per fornire, nel corso del prossimo anno, cibo ad oltre 650 mila persone.
È necessario sollecitare un maggior impegno umanitario e intervenire quanto prima.
Una conferenza a Londra per il Sudan
Nel secondo anniversario dello scoppio della guerra civile in Sudan, a Londra si è tenuta una conferenza internazionale con l’obiettivo di raccogliere fondi per le vittime di guerra, ma anche per sensibilizzare il mondo.
Il Ministro degli Esteri britannico, David Lammy, ha annunciato che la cifra destinata al popolo sudanese ammonterà a 120 milioni di sterline. Questo denaro servirà per fornire, nel corso del prossimo anno, cibo ad oltre 650 mila persone.
È necessario sollecitare un maggior impegno umanitario e intervenire quanto prima.
Il ruolo degli Emirati Arabi
La presenza a questa conferenza degli Emirati Arabi è stata, da molti, considerata del tutto ambigua e irrispettosa.
Partecipare a un evento di questo tipo per poi finanziare, armare e sostenere i miliziani che hanno devastato Zamzam, è del tutto fuori luogo.
Perché nessuno parla della guerra in Sudan?
In molti l’hanno definita “la guerra dimenticata, il conflitto di cui nessuno parla”. E questa non è polemica, è realtà.
Difronte a una carestia, ai morti e alla distruzione, il mondo tace e preferisce focalizzarsi su altro, magari su altre parti del globo.
Perché esistono “guerre di serie a” e “guerre di serie b”?
Stiamo assistendo a un conflitto che continua nel silenzio e senza che nessuno provi ad intervenire.
Il dibattito politico europeo è completamente assorbito dall’Ucraina, a malapena abbiamo notizie su Gaza e zero aggiornamenti sul Sudan.
Il silenzio e la non curanza dell’Occidente su quanto accade in Sudan fa davvero impressione.
Per la stesura di questo articolo, ascoltare Stories è stato fondamentale. Un podcast quotidiano di Chora Media narrato dalla talentuosa Cecilia Sala.


